Plusdotazione, alto potenziale cognitivo, bambini gifted erano termini che, fino ai 10 anni di anni di mio figlio, non avevo probabilmente mai sentito. La scoperta di questo mondo avvenne per caso o forse no perché in realtà ero già alla ricerca di una chiave di lettura, una spiegazione alla fatica che ho sempre incontrato con mio figlio maggiore.
Fortuna volle che una mia amica un giorno pubblicò su Facebook un post in cui si parlava dei bambini plusdotati. Questa amica, mamma di tre bambini, conosciuta virtualmente grazie a un forum dove si trattava di educazione non violenta e che ho successivamente incontrato anche realmente, è stata una di quelle persone con le quali, per non si sa quale motivo, ho sentito di condividere molte più di qualcosa. Ovviamente anche i nostri reciproci figli si sono conosciuti, al tempo non sapevamo che avessero qualcosa in comune; hanno passato una mattinata al mare durante le loro vacanze in Sardegna, scambiato qualche chiacchiera sul bagnasciuga in assenza di adulti. Nessuno ha mai saputo cosa si dissero.
Tornando all’articolo del post, quando l’ho letto ho avuto subito la sensazione di avere in mano proprio la chiave che cercavo, non senza essere perplessa e scettica sul fatto si parlasse proprio delle caratteristiche che riguardassero nostro figlio. Cominciai a leggere tutto quello che trovavo sulla plusdotazione e un giorno decisi di far leggere l’articolo più divulgativo (una specie di opuscolo) alla maestra prevalente di mio figlio che mi rispose subito “è lui!”
L’estate successiva a settembre, in occasione del Convegno Internazionale organizzato a Cagliari, ho informato le insegnanti di mio figlio e ho partecipato in qualità di insegnante precaria. Più volte al convegno durante gli interventi ho scambiato occhiate di intesa con gli inseganti dicendoci “A. è proprio così”.
Il convegno finisce, sono molto contenta di aver partecipato insieme alle insegnanti di A. che a scuola fanno già molto (quasi tutto) ciò che è più adatto ai bambini che hanno bisogni speciali, tutti. Saluto le maestre dicendo loro che non c’è nemmeno bisogno che faccia fare una valutazione a mio figlio dato che a scuola loro fanno già ciò di cui lui avrebbe bisogno nel caso fosse davvero un bambino gifted. La sua meravigliosa maestra mi guarda dritto negli occhi e mi dice “no, fai fare la valutazione! L’anno prossimo cambierà scuola e avere una relazione di un professionista esperto può essere utile”.
Cerco il recapito di una professionista e fissiamo un appuntamento. La valutazione conferma che A. è un bambino plusdodato. Mi sento molto sollevata, rassicurata e allo stesso tempo disorientata. Ma adesso so dare un nome alla mia fatica. So per certo che tutte quelle situazioni in cui pensavo che il “problema” fosse solo la mia incapacità come genitore avevano un’altra possibilità di lettura.
Quella giusta.
D. madre di A.