Mio figlio ha 10 anni ed è sempre stato un bambino sopra gli schemi! Appena nato già si reggeva la testa; la puericultrice del nido mi disse che aveva qualcosa di “magico”, che era particolarmente attento. Da sempre ha mostrato una particolare curiosità, noi ci siamo sempre soffermati a spiegargli il perché delle cose, a motivare, di volta in volta, quei “no” che gli davamo come risposta. “Questo bambino ha dentro l’argento vivo”, disse la sua pediatra.
Non ha creato nessun problema nelle varie tappe della crescita:
già dal primo mese dormiva tutta la notte;
ha iniziato con piacere lo svezzamento;
ha rinunciato al seno senza difficoltà;
a poco più di due anni ha lasciato il ciuccio senza capricci, perché lo avevamo “dimenticato” in paese;
nello stesso periodo ha abbandonato, con altrettanta naturalezza, il panno.
Proprio facile, il nostro bambino!
Il piccolo cresceva, e con lui la sua curiosità; ha iniziato a frequentare il nido a sei mesi e ancora tutto bene.
Abbiamo iniziato a vederlo “diverso” quando ha iniziato la scuola dell’infanzia. Il suo spirito ribelle è esploso: “No, io questo non lo voglio fare e non lo faccio”, “io me ne vado da qui, non mi capisce nessuno”. Non legava coi suoi compagni; a tutti piacevano le turtles e i super-eroi, invece lui, imperterrito, andava avanti con la sua passione per le macchinine . Oggi la meccanica è la sua passione: si nutre di Affari a quattro ruote e da grande vuole fare l’ingegnere meccanico per costruire le ‘sue’ macchine.
A casa nostra già da allora si contrattava per qualsiasi cosa: sapevo che per “chiuderla” a 10, dovevo partire da 100!
Le difficoltà maggiori sono iniziate con la scuola primaria: purtroppo lì non c’è spazio per rispondere alle sue domande, e il bambino è “figlio unico che non rispetta i tempi altrui”; non c’è tempo per contrattare, le regole vanno rispettate perché è questo che dice la maestra, e Lui è il “maleducato, la cui mamma gli permette di fare ciò che vuole”. Quando chiediamo di dare maggiore attenzione alle sue esigenze rispondono che non c’è tempo per quelle: visto che lui è “tanto intelligente”, deve capire quando è il momento di fare cosa.
A casa abbiamo capito tante cose, ora sappiamo che l’atteggiamento collaborativo di nostro figlio dipende dal nostro saperglielo chiedere. Sappiamo che spesso i suoi non sono capricci, ma la necessità di essere impegnato in qualcosa che lo interessi e in questo è stato fondamentale il confronto con genitori che, come noi, vivono la vita sopra un’altalena, con la consapevolezza che la forza che porta a una discesa inevitabilmente sfocerà in una risalita.
A. una mamma